Zamparini si è dimesso: “Ora tocca agli anglo-americani”

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Updated: febbraio 28, 2017

Zamparini, in Sicilia dal 2002, passa la mano: “Tra quindici giorni conferenza stampa per presentare il nuovo presidente. Entro 3-5 anni sarà di nuovo Europa”. Ancora ignoti però i nomi…

“Mi dimetto, non sarò più il presidente del Palermo. Mollo tutto”. In quindici anni di Palermo, Maurizio Zamparini questa frase l’ha ripetuta almeno venti volte e in (più o meno) venti contesti diversi: errori arbitrali, periodi no, presunti torti subiti dal “palazzo del potere”, e così via. Ma poi era sempre rimasto al suo posto. Stavolta no: “Il Presidente Maurizio Zamparini comunica di aver rassegnato le dimissioni dalla carica di Presidente del Palermo Calcio. Entro quindici giorni verrà nominato il nuovo Presidente, che verrà presentato a Palermo in conferenza stampa. Il nuovo Presidente è membro e rappresentante di un fondo anglo-americano, che si è contrattualmente impegnato ad investire nei progetti del Gruppo Zamparini con priorità iniziale negli investimenti del Palermo Calcio e negli impianti sportivi da realizzare a Palermo, ovvero lo stadio ed il centro sportivo. Obiettivo degli investitori sarà riportare il club nella posizione che la città merita, quella EUROPEA, con un programma di 3-5 anni”.

Un breve comunicato con cui finisce un’era durata 15 anni. L’imprenditore friulano aveva rilevato i rosanero da Franco Sensi nell’estate del 2002 e oggi – dopo innumerevoli gioie mai provate prima dal popolo rosanero e qualche pesante e recente amarezza – sta per passare la mano in una cessione comunque ancora avvolta dal mistero dato che i nomi degli investitori made in Usa sono ancora ignoti: “Non vi dico per ora di chi si tratta, né i loro nomi – aveva anticipato questa mattina -. Io non sono un presidente onorario e non voglio esserlo: rimarrò i primi periodi a coadiuvarli per mostrargli come si gestisce la situazione, ma non sarò il presidente onorario del Palermo”. Pochi giorni ancora quindi di attesa per sapere chi si cela dietro questi “investitori” made in Usa, gli unici che saranno riusciti a completare un iter iniziato più volte nel corso degli anni da tanti altri imprenditori stranieri (dai “mitici” sceicchi apparsi in una conferenza stampa del 2012 e scomparsi nel giro di una notte ai recenti “cinesi” che avrebbero dovuto definire il closing a Natale…).

Fonte: www.gazzetta.it