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Tra ricorrenti estinsioni e rinascite interpreta la sua avventurata vicenda il Palermo, società tra le più antiche del nostro calcio, detentrice di un autentico primato di sofferenza e precarietà e dispensatrice, in una delle sue epoche d’oro, di un pittoresco personaggio, il principe Raimondo Lanza di Trabia, emblema del calcio romantico degli anni cinquanta.
Le origini hanno il marchio della più pura nobiltà del pallone, quella inglese: ne è promotore il console d’Inghilterra Joe Withaker, che già nel 1895 organizza i primi incontri fra rampolli della città-bene. Nel 1898, giusto pochi giorni dopo la nascita della Federazione Italiana Gioco Calcio, viene fondato l’Anglo Panormitan Football Club, che non può sottrarsi all’influenza inglese, non solo nella denominazione, ma anche nei colori sociali: la maglia è infatti metà rossa metà blu, come quella del Portsmouth, emblema del calcio d’epoca del Regno Unito.
I primi anni vedono la partecipazione, quasi sempre vincente, prima alla Coppa Withaker, poi a quella Lipton, tornei organizzati dal console-nume tutelare della società e del magnate del tè, sbarcato nel 1907 col suo yacht nel porto di Palermo. Proprio in occasione della finalissima della “Lipton’s Challenge Cup” del 1909, disputata contro il Naples, ha a luogo la prima… radiocronaca della nostra storia: i partenopei accettano che lo spareggio si giochi a Palermo, alla condizione che si allestisca un ponte informativo con il capoluogo campano. Detto e fatto: tramite un collegamento telefonico e la trasmissione dei relativi messaggi ad opera di uno “scugnizzo” da un balcone alla cittadinanza in fermento, quel primo “calcio minuto per minuto” si consegna alla storia. Nicolò Carosio, la prima voce del calcio italiano, palermitano purosangue, ha all’epoca due anni.

Dopo l’interruzione bellica, la squadra partecipa ai campionati regionali della Lega Sud, ma nel 1926 ecco il primo stop di una lunga serie: la società affronta il suo primo torneo di Prima Divisione, ma dopo cinque sconfitte consecutive un’assemblea alla birreria Italia in via Cavour decreta il ritiro della squadra, per insormontabili difficoltà economiche.
Vuole però la sorte che un altro sodalizio cittadino, la Vigor, sia in quegli anni in ascesa. La fusione con la Vigor, che accetta i colori rosanero e la denominazione di Palermo, significa la rinascita: nel 1929-30 la squadra partecipa alla Prima Divisione, la stagione successiva conquista la serie B e nel 1932 l’opera viene completata con la prima promozione in A.
Nel 1934-35 la squadra di Borel I e Piccaluga conquista col settimo posto nella massima divisione il vertice della propria storia. Ma la città, che si dibatte in una crisi economica mai debellata, non ha i mezzi per supportare un simile… tenore di vita calcistica e l’anno dopo il Palermo retrocede, apprestandosi in una nuova, grave crisi. Dopo quattro stagioni cadette, infatti, sommersa dai debiti, la società non paga l’iscrizione al campionato 1940-41 e subisce la radiazione ad opera del Direttorio Divisioni Superiori.
Per ovviare alla nuova cancellazione, due commercianti cittadini, Gino e Beppe Agnello, fondano subito un nuovo Palermo, riuscendo ad ottenere l’ammissione in Prima Divisione.
Frattanto un’altra società cittadina, la Juventina, fondata nel 1928, sta spopolando in C e viene promossa in B. Il Federale chiama allora a rapporto Agnello e il generale Francesco D’Arle, presidente della Juventina, e impone la fusione: il nuovo club si chiama Palermo-Juve, ma il suo primo campionato di B viene interrotto dalla guerra.
Dopo il conflitto è la nobiltà locale a prestare soccorso sociale alla squadra: uno dei primi presidenti del nuovo corso è il principe Raimondo Lanza di Trabia, passato alla storia come uno dei più pittoreschi personaggi dell’avventuroso calcio degli anni cinquanta: annoverato tra gli “inventori” del calcio-mercato, aveva l’abitudine di ricevere le controparti per trattare acquisti e cessioni immerso in costume adamitico nella vasca da bagno del suo appartamento all’Hotel Gallia di Milano; suo collaboratore, un altro grande del nostro calcio, Gipo Viani, reduce dal miracolo della Salernitana. Nel Palermo di quegli anni, che conquista la A nel ’48 e vi dimora stabilmente per sei consecutive stagioni, giocano campioni come il boemo Cestmir Vycpalek, futuro allenatore della Juventus, il grandissimo danese Helge Bronèe, centravanti di rapinoso talento acquistato personalmente dal principe, e il cannoniere Pavesi, De Marco all’anagrafe, ma dotatosi di un nuovo nome (dettato dalla somiglianza con l’omonimo marciatore) per… sfuggire meglio alle ire del padre che volendolo laureato lo chiuse in collegio.
Nuove nubi s’addensano presto all’orizzonte, la retrocessione in B nel ’54, dopo spareggio con Spal e Udinese, apre un nuovo periodo precario: la squadra si concede episodiche apparizioni in A, mai a porvi stabile piede. Le gestioni “allegre”, male andemico della società, ricevono un freno con il commissario straordinario Luigi Gioia e con il successore Pergolizzi, che risanano il bilancio a prezzo di notevoli sacrifici.
Il saliscendi tra A e B continua negli anni settanta e nuove gestioni scellerate, commiste a vicende talora persino tragiche (nel febbraio ’85, con la squadra in C, il presidente Giuseppe Parisi viene ucciso in una imboscata mafiosa), conducono a un nuovo, clamoroso tracollo nel 1986: sommersa da miliardi di debiti, la società viene cancellata dai ruoli del calcio nazionale e, tra il tumulto popolare, esce di scena.
E’ il capolinea della storia, per una squadra sostenuta più dall’entusiasmo che da reali mezzi economici, con uno stadio che da anni detiene il singolare primato di “portoghesi” (gli spettatori che entrano senza biglietto): lo stadio della Favorita, il campo di mille avventure, quello da cui l’arbitro Sbardella dovette fuggire in elicottero il 16 marzo del 1969 dopo un tormentato Palermo-Napoli, resta deserto e silenzioso. Sulle macerie del passato, le forze economiche cittadine si mettono in moto, e dopo una stagione di inattività viene creata una società nuova: un nuovo Palermo che si appresta a ripartire dalla serie C2. Dalle file rosanero sono usciti fior di giocatori di talento: negli ultimi decenni, il portiere Anzolin, il terzino Burgnich, “roccia” dell’Inter euromondiale di Herrera, il mediano Furino, anima della Juve vincitutto di Trapattoni, il fantasista “mundial” Causio, il centravanti Troja, prolifico goleador anche lui approdato alla Juventus. Tra i suoi allenatori vincenti, Carmelo Di Bella, già giocatore di vaglia in rosanero a cavallo della seconda guerra mondiale e poi “mago” dell’isola, protagonista di storiche promozioni in A prima a Catania e poi a Palermo.
Il nuovo Palermo allenato dal Pino Caramanno stravince il campionato di C2 e porta alla luce giocatori come Santino Nuccio, Maurizio D’Este e Vincenzo Di Carlo. Gli anni 90 sono giorni nostri. La società passa dalle mani del Presidente Polizzi a quelle di Giovanni Ferrara e la squadra si cimenta in campionati di alti e bassi tra la serie C1 e la B, tra promozioni nel 90/91 (all. Enzo Ferrari) e nel ’92/’93 (all. Angelo Orazi) dove vince anche la coppa Italia di serie C (battendo il Como).

Nel ’95 il Palermo di Ignazio Arcoleo e Gaetano Vasari batte in coppa Italia il Parma di Zola per 3 a 0 e termina la stagione all’ottavo posto sfiorando la promozione in serie A. Una bruttissima doppia retrocessione caratterizza gli anni successivi, i rosa retrocedono addirittura in C2 dopo un drammatico spareggio alla Favorita con la Battipagliese (0 – 0). Ripescati in C1, l’anno dopo la squadra veniva affidata a Massimo Morgia che sfiorava per due anni consegutivi la serie B. Il resto è storia dei nostri giorni. Giovanni Ferrara vende la società al patron della Roma Franco Sensi che riporta una sicurezza economica e tecnica. Salgono in cattedra Sergio D’Antoni alla presidenza, Giuliano Sonzogni in panchina e Giorgio Perinetti alla direzione tecnica. Max Cappioli, Davide Bombardini e tutti gli altri disputano un gran campionato meritando la promozione in B raggiunta dopo un palpitante finale di campionato. La stagione 2001/2002 vede in panchina Mister Mutti che con la sua concretezza e la sua duttilità riesce a conquistare una tranquilla salvezza, avendo il grande merito di riuscire a mantenere saldo un gruppo lasciato allo sbando dalla gestione Sensi (ormai deciso a vendere la società). Sensi come promesso vende la società a un imprenditore con intenzioni concrete: Zamparini. Il nuovo presidente arriva a Palermo portando con se Mister Glerean e giocatori di esperienza e di indubbia qualità, successivamente mette a segno un paio di acquisti di grosso calibro (Zauli, Asta), dimostrando subito che il progetto è quello di andare in serie A. A Palermo riscoppia la febbre del calcio, sono in 6000 i tifosi che assistono al primo allenamento dei rosa alla Favorita.
L’anno dell’esordio in Serie A il Palermo raggiunge, per la prima volta nella sua storia, la qualificazione in Coppa UEFA, cosa che riesce anche nelle due stagioni successive. Sotto la guida di Delio Rossi nella stagione 2009-2010 la squadra torna a centrare l’obiettivo europeo, battendo diversi record e mancando la qualificazione alla Champions League per due punti di distacco dal quarto posto; mentre nella stagione successiva i rosanero centrano la terza finale di Coppa Italia della loro storia, subendo ancora una sconfitta, stavolta a opera dell’Inter per 3-1. Al termine della stagione 2012-2013 il Palermo retrocede in Serie B dopo 9 anni consecutivi disputati in Serie A, tornando in massima serie l’anno successivo con la vittoria del campionato di Serie B 2013-2014.